Risotto bergamasco

Eh si ogni tanto le tradizioni vengono a galla, diciamo che in casa mia abbastanza spesso perche’ adoro la cucina locale, localissima, proprio di casa mia. Perche’ come in ogni regione a distanza di pochi chilometri cambia tutto, dialetto, modi di dire, ma soprattutto cibo, ecco credo che l’ultimo appiglio che abbiamo alle nostre tradizioni sia il cibo, che ci cucinava la nonna da piccoli, che ancora adesso quando ci sediamo al ristorante amiamo ordinare. Il dialetto ormai lo parlano in pochi, anche se credo che bisognerebbe fare qualcosa per non farlo morire, alla fine e’ la nostra identita’, e’ la nostra storia, l’italiano e’ una lingua moderna, nata da poco in confronto al dialetto che ha origini antichissime, che nel tempo si e’ plasmato ma grazie al dialetto riusciamo anche a capire la storia delle nostre terre e dei nostri avi.

In piemonte un mio amico insegna il dialetto piemontese in una scuola elementare, e la trovo una cosa fantastica, dovrebbero farlo in tutte le regioni! Ma la mia e’ solo utopia, molti pensano che i dialetti siano solo una forma grezza del linguaggio nostrano, quando invece in una sola parola si celano secoli di storia.

Mentre le tradizioni culinarie vengono da tutti osannate, e io tra dialetto e cibo non vedo molta differenza, quindi visto che non intendo farvi una lezione sul bergamasco cerchero’ di proporre delle ricette che richiamano quello che e’ la tradizione della mia zona, ben sapendo che ogni famiglia ha le proprie ricette, i propri gusti e i propri ingredienti segreti!

Iniziero’ con un risottino che non e’ proprio una ricetta tipica, anche se contiene ingredienti di stampo bergamasco, come il taleggio, dal nome della Val Taleggio in provincia di Bergamo. Il nome Taleggio arriva dal latino “Tilietulum” che significa ” piccolo tiglietto” poi modificato in “Tiletlum” e poi ancora in ” Tilleggio” e cosi’ fino a “Taleggio”. Per chi fosse in zona e non ci fosse mai stato consiglio una visita perche’ il posto e’ veramente incantevole!

Altro ingrediente locale e’ la pancetta bergamasca, tipica per essere schiacciata e non rotonda come la classica pancetta, viene trattata a secco con spezie, sale e pepe e poi chiusa a libro, ha un profumo piu’ spesso rispetto alla classica pancetta ed e’ ottima sia cruda, che cotta e usata soprattutto come condimento per i casoncelli alla bergamasca.

Ho preso un libro molto interessante, per chi come me e’ affascinato dalla cultura e dalla cucina locale bergamasca (e anche golosa diciamolo) che credo sia un ottimo spunto per delle favolose ricette, e come non perdere certi termini culinari e ricette che venivano fatte anticamente. Il libro si chiama ” La Cucina Bergamasca-Dizionario Enciclopedico” e oltre ad uno svariato elenco di termini del nostro dialetto e della nostra cucina con spiegazione ci sono varie ricette spiegate in modo chiaro e semplice.

Questo riso non e’ preso da nessuna ricetta, ma e’ stato fatto prendendo alcuni ingredienti che gia’ avevo in frigo, ed e’ un mix di prodotti del mio orto (porri e zucca) e dei prodotti tipici bergamaschi (taleggio e pancetta bergamasca).

Risotto con porri, zucca, taleggio e pancetta bergamasca

Per circa 6 persone:

-500 gr di riso carnaroli (o quello che preferite)

-mezzo porro

-1/4 di zucca gia’ cotta in forno

-250 gr di taleggio

-4 fette tagliate spesse e fatte a dadini di pancetta bergamasca

– 1 bicchiere di vino bianco

– 1 noce di burro

– grana a volonta’

– brodo di carne o verdure

Prendete una pentola antiaderente e metteteci i porri tagliati a rondelle sottili con un po’ di burro, fate rosolare qualche minuto e poi buttateci il riso, fatelo tostare e versateci un bicchiere di vino bianco, fate sfumare e mescolate fin quando il riso ha assorbito tutto il vino.

Aggiungeteci la zucca passata al setaccio e un mestolo di brodo, portate a cottura e quando mancano 10 minuti metteteci la pancetta, e a fine cottura il taleggio e il grana, mescolando per farli sciogliere.

Servite caldo e divoratelo!!!

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