Non esistono piu’ i ristoranti di una volta…

Io adoro i ristoranti, qualsiasi, di qualunque cucina, di qualunque paese, adoro provare piatti nuovi, adoro perdermi in profumi sconosciuti, e adoro anche ritornarci quando meritano.

Di solito ho il mio sesto senso che ci azzecca sempre, infatti ho provato molto posto nuovi trovandoli un po’ per caso, un po’ anche grazie ai coupon che danno l’occasione di provare posti, magari cari, dove non ti lanceresti per la prima volta ad occhio chiusi, e mi sono sempre trovata bene, in alcuni anche veramente bene, da sbavo.

Oggi no.

Non faccio nomi perche’ non voglio scrivere un post per infangare un ristorante, ma voglio capire come e’ possibile che possano esistere ristoranti dove mangi come ho mangiato io oggi ed essere sempre pieni.

Come e’ possibile che la gente vada a mangiare in un posto dove ti servono un po’ per volta, mica a tutto il tavolo insieme, dei piatti che in confronto i 4 salti in padella sono da leccarsi i baffi?

Fosse un posto dove paghi 10 euro e mangi posso capirlo, ma non e’ nemmeno basso come prezzo?

Mi sono presa del salmone marinato con aneto, specificato marinato da loro eh, peccato che la marinatura se la sia scordata, era salmone crudo con dell’aneto sopra, pure anche un po’ secchino, tipo quando lasci il prosciutto aperto in frigo per 3 giorni, ecco quel secco li…

Per non parlare della pasta, dovevano essere bigoli veneti con pomodorino fresco, cipolla grigliata e pesce. Sapete che mi e’ arrivato? Della pasta scotta, i bigoli avevano una lunghezza di 3 cm l’uno perche’ erano tutti spaccati da quanto erano cotti, con sopra del sugo di pomodoro e qualcosa che sembrava avesse sapore di pesce, e delle briciole nere, che ho capito dopo essere le cipolle grigliate andando per esclusione. No scusate qui non ci siamo capiti…ma nemmeno all’asilo 25 anni fa ho mai mangiato della pasta cosi’ scotta, ma nemmeno mia nonna che non aveva i denti se la faceva cosi’ scotta…no no no e poi no.

Poi il moroso ha preso la grigliata…bella era bella, ma c’era un pesce, probabilmente l’orata, che aveva un sapore…tie’ prova assaggia anche te…metto in bocca, aspetto due secondi e …bleahhhhh ma che schifo e’??? Un odore che non riesco a descrivere, se mi avessero fatto provare del topo affumicato probabilmente aveva un sapore migliore. E i gamberoni credevo fossero di bellezza…duri…ma guarda che sono solo di decorazione, come i fiori delle torte delle peggiori pasticceria, che non sai mai se sono finti o da mangiare fin quando non arriva qualcuno, mette in bocca e sputa il pezzo di plastica a forma di margherita.

Mi guardavo intorno…ai tavoli tutta gente soddisfatta…possibile che solo noi siamo stati cosi’ sfigati, eppure eravamo in 6 e la maggior parte di noi era delusa, molto delusa…allora gli altri mangiano veramente male di solito per reputare buono quello che stavano mangiando…o in giro c’e’ un’educazione pari a zero sull’alimentazione e la cucina che basta ingurgitare cose commestibili per dire che si sta mangiando.

Ma io scusate non ci sto. Io vado in un ristorante e pretendo di mangiare meglio di casa mia, se no mangio a casa e risparmio. Oppure mangio all’Ikea che sicuramente avrei mangiato meglio di oggi.

Ma a voi non e’ mai capitato una cosa del genere?

Andare in un ristorante rinomato ed uscire proprio delusi?


Il Tiramisu’ al melograno

Settimana scorsa ho trovato 3 grossi melograni, comprati, strano ma vero, perche’ io di solito non compro mai frutta e verdura, se non in rarissime occasioni. Oggi mi sono decisa ad usarli per un buon tiramisu’ alternativo, come piace a me alla frutta.

Per il tiramisu’ per circa 6 persona bastano anche due melograni. Dovete avere il passaverdura, io ho quello manuale.

Sgranate i melograni raccogliendo i chicchi in una ciotola, poi passateli al passaverdure aliminando i nocciolini interni amari. Versate il succo in una ciotola.

Ingredienti per la crema di mascarpone:

500 gr di mascarpone

150 gr di zucchero

4 uova

Questa e’ la classica crema al mascarpone che va bene per tutti i tiramisu, facile facile, dovete montare gli albumi, con 50 gr di zucchero e quando sono belle solide le mettete in un contenitore, poi montate i tuorli con i rimanenti 100 gr di zucchero e aggiungeteci poco per volta il mascarpone. Poi unite i due impasti delicatamente e la crema e’ pronta.

Prendete una confezione da 400 gr di savoiardi, inzuppateli nel succo del melograno e disponeteli in una pirofila trasparente o nelle ciotoline se volete fare le monoporzioni.

Alternate crema e savoiardi inzuppati fino ad arrivare all’ultimo strato mettendo la crema e alcuni chicchi di melograno come decorazione.

E’ piu’ buono mangiato dopo un po’ di ore o il giorno dopo, perche’ i savoiardi si inzuppano bene di crema e sughetto del meograno.


Finalmente…

Eh si…FINALMENTE…la mia cucina puo’ dirsi finita!

Chi ha seguito su FB la mia DISavventura con un mobilificio (quanto vorrei urlarne il nome ma dopo le minacce ricevute meglio di no) sa bene le pene dell’inferno che abbiamo passato.

Tutto comincio’ un anno e 3 mesi fa, giro per la Lombardia alla ricerca della cucina perfetta.

Ci siamo imbattuti in:

-venditori che non avevano tempo, ma se passate tra un paio di settimane su appuntamento da tot ora a tot ora forse vi caghiamo…

-venditori che ti raccontavano i cavoli loro e le loro avventure amorose con attempate clienti…

-venditori che, la tua idea di cucina fa schifo, o la fai come dico io oppure smamma…

e il piu’ pericoloso: venditore, che conosci e pensi di essere in buone mani, che ti tratta da principessa ma in fondo in fondo vuole solo mettertelo in quel posto!

Ecco noi abbiamo scelto l’ultimo, ignari ovviamente delle conseguenze, ed eravamo pure felici perche’ la cucina ci piaceva da matti…ma mai avremmo immaginato cosa ci aspettava!!!

Questo a Settembre.

2010.

Oggi, Dicembre 2011 la mia cucina e’ finalmente finita!

Nel frattempo abbiamo scoperto che mangiando al ristorante si ingrassa a dismisura, che e’ dispendioso e dopo un anno non vuoi piu’ vedere un ristorante nemmeno col lanternino…va beh che scoperte dell’acqua calda!

Un anno intenso, tra avvocati, associazione consumatori, minacce della ditta, pianti isterici, voglia di diventare un kamikaze…insomma non ci siamo annoiati.

Vi dico solo che hanno cambiato talmente tante cose che se ci avessero lasciato qui le cose sbagliate, avremmo fatto una seconda cucina completamente gratis!

Devo qui ringraziare con tutto il cuore il direttore del forum Arredamento.it, su cui avevo scritto un post per farmi dare una mano e dei consigli da altri utenti, scoprendo poi di non essere l’unica ad aver avuto problemi con quei rivenditori, e devo ringraziare Stosa, la marca della mia cucina, perche’ se non fosse stato per loro io sarei ancora qui,  solo pelata e schizzata per lo stress.

Quante volte mi sono sentita dire: esagerata! Dico solo questo: bisogna provarlo sulla propria pelle. Lo stress e’ indescrivibile, le minacce arrivate dai venditori ti facevano salire il sangue al cervello e penso proprio che se avessi avuto la possibilita’ di trovarmelo faccia a faccia sarei diventata un’ottima protagonista del nuovo libro di Stephen King.

Comunque tutto e’ bene quel che finisce bene. Ho la mia cucina, loro avranno da fare per giustificarsi con la ditta e passando l’altro giorno ho notato i cartelli con scritto: sconti fino al 70%. Spero stiano fallendo, e non mi dispiace nemmeno un sassolino manco per i dipendenti, cafoni come pochi che non hanno fatto che prenderci in giro per tutto il tempo!

Quindi siori e siore che volete comprare una cucina Stosa, evitate rivenditori in zona di Agrate Brianza.

Io la straconsiglio come marca, perche’ a parte l’ottimo rapporto prezzo-qualita’, e’ molto meglio di molte altre marche “piu’ amate dagli italiani” e molte che si vedono spesso in tv!

Ora vi presento la mia cucina:

 


Il pandoro (1° prova)

Eccoci manca poco a Natale, il tempo scorre velocissimo e quasi non me stavo accorgendo…fortuna che i negozi hanno cominciano ad addobbare con lucine e festoni e mi sono resa conto del periodo…non avevo ancora realizzato. Sara’ che ha fatto caldo fino a poco tempo fa e il freddo si e’ fatto sentire solo nelle ultime due settimane.

Arriva il Natale arrivano i primi esperimenti dei dolci natalizi.

Il pandoro e’ la prima volta che lo faccio, e’ un dolce che io adoro, piu’ del panettone, ma mi ha sempre bloccato il fatto di non aver mai trovato una ricetta degna di questo dolce.

Invece l’altro giorno stavo spulciando il mondo di internet e mi sono imbattuta nel forum di Cookaround e in particolare in questo post, mi sono piaciute un sacco le foto di come e’ venuto il pandoro e mi sono stampata la ricetta. Ho fatto delle piccole modifiche e il risultato e’ stato molto buono.

Avrei solo diminuito ancora il lievito e messo piu’ zucchero, ma sicuramente per essere la prima volta e’ andata benone!

Bando alle ciance, vi metto subito la ricetta con le dosi che ho usato io, simile a quella del link sopra.

Pandoro

-Preparazione della biga h.19

ingredienti:

100 gr di farina manitoba (ho usato la classica manitoba del super)

10 gr di lievito di birra disidratato (una bustina)

30 ml di latte tiepido

20 ml di acqua tiepida.

Fate sciogliere il lievito nell’acqua tiepida e lasciatelo alcuni minuti, fin quando fa la schiuma.

Poi mischiate tutti gli ingredienti insieme e quando sono ben miscelati, coprite la ciotola con della pellicola e mettete a lievitare in un posto tiepido per tutta la notte. Io l’ho messo sul davanzale interno della finestra sopra il calorifero.

-Primo impasto ore 9 del mattino

Ingredienti:

280 gr di farina manitoba

70 gr di farina 00

2 tuorli

3 uova intere

180 gr di zucchero

50 gr di burro morbido a temperatura ambiente

5 gr di lievito

50 ml di acqua

6 gr di sale

1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Prendete la ciotola con la biga, trasferitela nella ciotola dell’impastatrice e fate partire a velocita’ 1, aggiungete alternando i tuorli, il lievito, la farina, lo zucchero, l’acqua e il sale e le uova. Cercate di aggiungere poco per volta alternando ingredienti secchi con liquidi, cosi’ da mantenere sempre un impasto bagnato per evitare i grumi.

Quando si e’ incorporato tutto, aggiungere a pezzettini poco per volta il burro a temperatura ambiente.

Una volta che l’impasto e’ liscio, coprite la ciotola con la pellicola e fare lievitare ancora, almeno che arrivi al doppio del volume.

-Terzo impasto

Ingredienti:

4 quadratini di cioccolato bianco

120 gr di burro

20 gr di miele

Fate sciogliere in un pentolino questi 3 ingredienti e fateli raffreddare, io li ho messo fuori dalla finestra, visto che la temperatura e’ simile a quella del frigorifero!

Prendete il vostro impasto, aggiungeteci poco per volta l’emulsione di ciocco-miele, un cucchiaio per volta e fate andare l’impastatrice a velocita’ minima per far assorbire. Continuate ma fate attenzione ad aggiungere il cucchiaio di emulsione solo quando il resto e’ stato ben assorbito.

Quando avete finito, prendete lo stampo del pandoro, io ne ho uno di alluminio che penso sia il migliore materiale per questa preparazione, lo imburrate e ci mettete dentro l’impasto, coprite con pellicola e lasciate lievitare fin quando l’impasto arriva al bordo dello stampo. Ci vorranno 3-4 ore a seconda del caldo che c’e’ in casa.

Una volta arrivato al bordo, infornate a 170° nella parte bassa del forno per 35-40 minuti.

Lasciato nello stampo fin quando si raffredda, poi giratelo, staccate e mettete in un sacchetto per alimenti.

E’ buono da mangiare il giorno dopo, cosparso di zucchero a velo!

 


Come una volta…poco per volta!

E’ da un po’ che non posto piu’ nulla, ho poco tempo e sono sempre di corsa! Come tutti penso!

Oggi parlando con un’amica, pensavo che, un po’ per il rincaro dei prezzi sui prodotti, un po’ per gli ingredienti schifosi che troviamo in cio’ che compriamo, dovrei eliminare un sacco di cose che bene non fanno.

Non so se e’ solo una mia impressione, ma negli ultimi anni si e’ persa la semplicita’, nel senso che una cosa semplice come la besciamella, fatta di latte, farina e burro, industrialmente viene fatta con grassi vegetali idrogenati (margarina che costa meno del burro e non fa bene), coloranti, amido di mais, aromi naturali ecc ecc…nulla a che vedere con gli ingredienti originali della besciamella.

Da un po’ di tempo mi sono messa in testa di eliminare poco per volta tutti quegli alimenti di questo genere, che vengono comprati solo perche’ sono veloci e pratici, e basta…

So che per fare cio’ serve tempo, voglia, e olio di gomito, ma sono sicura che la nostra salute ci ringraziera’. So che alcune cose sono impossibili da riproporre, soprattutto perche’ magari vengono consumati tutti i giorni, tipo i biscotti, le fette biscottate, la pasta…

Fortunate quelle donne che non lavorano a tempo pieno e riescono a preparare anche quelle!!! Ma io lavoro, tanto…forse troppo, e di tempo ne ho ben poco, diciamo che riesco a fare qualcosa nel weekend, ma molte volte nemmeno, perche’ essendo l’unico periodo libero lo sfrutto per fare anche altre cose, magari adesso che arriva l’inverno e la voglia di uscire diminuira’ mi verra’ piu’ voglia di sperimentare!

Oggi ho fatto un fioretto: non comprero’ mai piu’ pasta sfoglia pronta, di nessun marca di nessun tipo!

Il motivo:

1-non e’ buona e molte volte cresce poco,

2-e’ cara,

3-non e’ salutare.

Direi che sono sufficienti i motivi no?

E voi avete rinunciato a qualcosa di “pronto” per sostituirlo con prodotti casalinghi?


Le Foiade con la salsiccia

Chi non e’ di Bergamo si trovera’ in difficolta’ a capire cosa siano queste foiade. Come le facce basite che vedo ogni volta al ristorante e legge sul menu’ questo piatto.

Prima di tutto si legge “foiàde” con l’accento sulla a, non “fòiade”, “foìade” o che altro, partiamo dalla base, un po’ di lezione di bergamasco.

La foiada e’ uno storico piatto bergamasco, molto storico, e molto bergamasco!!! Sulla modalita’ e sul tipo di farina, varia da zona a zona del bergamasco, chi usa la farina 00, chi usa quella di mais, la fioretto, chi usa quella di castagne, chi mischia le varie farine…io l’ho sempre mangiata con un misto di farina 00, farina di semola e farina fioretto di mais, o anche farina per polenta.

La foiada in bergamasco e’ anche un gioco che si faceva da bambini, io mi ricordo che lo facevo spesso all’asilo: praticamente si giocava a turno, in piu’ bambini, e si doveva mettere la mano sopra a quello dell’amico, poi quello a fianco sopra la tua, e cosi via fino a formare una montagna di mani, poi quando si finiva si doveva togliere quella di sotto e metterla sopra a tutto il mucchio e cosi’ via, fin quando qualcuno non riusciva piu’ a togliere la mano e perdeva.

Ci si divertiva con poco!

Nella mia zona, l’Isola Bergamasca (il territorio che sta tra l’Adda e il Brembo) le foiade venivano preparare soprattutto quando si uccideva il maiale,  condite con salsiccia e amaretti sbriciolati. Io purtroppo non sono di quella generazione, e le foiade le ho solo mangiate al ristorante, da noi si usava di puo’ il giorno di festa preparare i casoncelli.

Le mie foiade (per 6 persone):

- 300 gr di farina 00

- 140 gr di farina di semola

- 160 gr di farina fioretto di mais

- 3 uova

- mezzo cucchiaio di acqua

- un pizzico di sale

Il procedimento e’ molto facile, come la maggior parte di questi piatti poveri.

Unite setacciandole, le tre farine, aggiungete le uova, il sale e un goccio di acqua e iniziate a impastare, se vedete che la pasta e’ troppo dura aggiungeteci ancora acqua fin quando non vi sembra perfetta e non troppo dura, ne troppo molle.

Mettetela in un contenitore e coprite con un canovaccio, lasciate riposare mezz’oretta.

Passato questo periodo, stendete la pasta ad un altezza di circa 2 mm, appoggiatela ad un piano di legno infarinato di semola e tagliate in quadrotti di circa 4×4 centimetri.

Per cuocerla, fate bollire un bel pentolone di acqua, aggiungete il sale grosso, un goccio di olio per evitare che la pasta attacchi e poco per volta tuffateci la pasta, mescolando con un mestolo di legno.

Ci vorranno circa 15 minuti per la cottura, ma io sono andata ad assaggio per capire quando fosse cotta, perche’ dipende molto dal tipo di farina che usate. La pasta rimarra’ comunque un po’ al dente.

Condimento per le foiade:

- circa un metro di salsiccia fresca non troppo speziata

- due bicchieri di latte

- una noce di burro

- una spruzzata di pepe

- parmigiano reggiano grattuggiato per condire

Togliete la pelle alla salsiccia e buttatela in una pentola a fuoco vivo e fatela rosolare bene, quando ha preso colore e si e’ asciugata, aggiungeteci un poco di latte e fate assorbire, continuate cosi’ fin quando non si saranno assorbiti i due bicchieri. Aggiungete la noce di burro e fatela sciogliere, pepate a piacere.

Quando le foiade sono pronte, mettetele in pentola col sughetto e mescolate bene. Servite con il parmigiano reggiano sopra.

Di solito si fanno con la panna, ma siamo a settembre e la panna adesso mi sembra troppo pesante. Ho preferito evitarla e al suo posto mettere il latte, che e’ un buon sostituto. Molte volte si aggiungono anche i porcini alla salsiccia, o anche le noci, gli amaretti come dicevo prima, il vino, la cipolla…insomma potete metterci cio’ che vi piace di piu’.

Spero di avervi incuriosito con questa ricetta tipica delle mie zone e se un giorno andate a Bergamo e al ristorante leggete che ci sono le foiade, ora lo sapete!


Pasta Valbio con purea di pomodorini e ricotta vaccina

Oggi vorrei parlarvi della pasta  a marchio Valdigrano, primo perche’ e’ lombarda, e trattando questo blog, prodotti e ricette principalmente della mia zona, trovo che questo marchio rappresenti molto bene quel che riguarda la produzione di pasta, secondo perche’ mi piace il sapore che e’ diverso dalle solite marche commerciali di pasta, e’ piu’ rustico e ricorda molto il sapore della pasta secca fatta in casa. Soprattutto la pasta che ho usato oggi per fare da mangiare, la pasta Valbio, ottenuta con trafile al bronzo e con prodotti biologico.

Ho voluto provarla con ingredienti semplici, per non coprire troppo il sapore della pasta,  usando dei pomodorini ciliegia freschi e della ricotta vaccina.

Io non amo usare i pomodorini ciliegia solo per un semplice motivo: la buccia. E non mi ci metto nemmeno minimamento a sbucciarli uno per uno perche’ il tempo per cucinare e’ quello che e’. Quindi io li cuocio e poi li passo al minipimer. Facile no?

Ingredienti:

-400 gr di pasta Valbio

- una ciotola di pomodorini ciliegia

- una confezione piccola di ricotta vaccina

- qualche foglia di basilico fresco

- un cucchiaio di olio extra vergine di oliva

- mezza cipolla

- parmigiano reggiano a piacere

Nel frattempo che fate bollire l’acqua, tritate la cipolla e mettetela, con un cucchiaio di olio, in una casseruola a far rosolare. Lavate e tagliate a meta’ i pomodorini e gettateli nella casseruola quando la cipolla e’ pronta.

Fate cuocere per qualche minuto fin quando i pomodorini iniziano a sciogliersi. Trasferiteli in un contenitore e passateli al minipimer, oppure se volete trovarvi la cucina tutta schizzata di pomodoro passateli al minipimer direttamente in pentola, ma ve lo sconsiglio.

Quando i pomodorini sono diventati purea, ritrasferiteli in pentola e aggiungeteci la ricotta, qualche foglia di basilico, salate e pepate.

Scolate la pasta e conditela con questo sughetto, se vi piace spolverate di parmigiano grattuggiato e servite!

Se volete informazioni sulla pasta le trovate qui: Valdigrano


La focaccia ai pomodorini

Oggi, 19 luglio, mi ritrovo per colpa di questo tempo infame a stare a casa dal lavoro per la febbre. Ma io non riesco a stare ferma, anche se dovrei, e cosi’ visto l’abbondanza di pomodorini dell’orto mi viene voglia di focaccia.

Devo dire che ho provato tante ricette, nessuna che mi soddisfasse appieno. Voi l’avete trovata la vostra ricetta di focaccia ideale?

Questa volte prendo spunto dalla dispensina che ci hanno dato al corso di Panificazione di Paoletta e Adriano e …no aspetta, alt…non ho i fiocchi di patate…e nemmeno la farina di semola rimacinata…beh proviamo a farne senza!

Ora sta lievitanto e nel frattempo vi scrivo gli ingredienti che ho usato io:

- 700 gr di farina di grano tenero 00+ qualche cucchiaio se l’impasto fosse troppo molle

-560 gr di acqua

-una bustina di lievito di birra liofilizzato

-un cucchiaino di zucchero

-due dita di acqua tiepida

-50 gr di olio

-18 gr di sale fino

-pomodorini ciliegina circa 30

-sale grosso e olio per condire

In un bicchiere con dentro due dita di acqua tiepida, fateci sciogliere il lievito in bustina e un cucchiaino di zucchero, e lasciatelo almeno 10 minuti fin quando iniziera’ a fare una bella schiuma.

Armatevi di impastatrice, soprattutto se avete la febbre e di impastare qualcosa zero voglia, mettete ci dentro l’acqua e il lievito, azionate l’impastatrice alla prima velocita’, la piu’ lenta, e poco per volta metteteci la farina, un cucchiaio per volta, e ogni tanto fermatela e con una spatola togliere la farina sui lati.

Quando l’impasto e’ bello liscio e umido, aggiungete il sale in una volta e azionate ancora la planetaria.

Poi aggiungete poco per volta l’olio, facendo assorbire prima di aggiungerne altro, mentre va la planetaria.

Quando tutto l’olio e’ assorbito, fermate l’impastatrice, togliete il gancio e lasciate l’impasto nella ciotola per almeno un paio di ore, in base anche alla temperatura che avete in cucina, a luglio dire che anche un’ora e mezza e’ sufficiente, comunque deve raddoppiare.

Una volta raddoppiato stendetelo su una spianatoia di legno spolverata abbondantemente di farina di semola o farina bianca se ne siete sprovvisti. Con la spatola di plastica chiudete l’impasto verso il centro, dal basso verso il centro, per fargli prendere aria. Fate questa operazione piu’ volte e poi dividete l’impasto in parti uguali, in base al numero di teglie che avete. Io l’ho diviso in tre parti perche’ ho tre teglie.

Fate delle palle con la spatola e copritele con la pellicola per 30 minuti.

Passato questo tempo prendete delle teglie, ungetele e metteteci dentro l’impasto, stendetelo  delicatamente con la punta delle dita fin al bordo della teglia.

Tagliate dei pomodorini ciliegina a meta’ e metteteli con la parte tagliata a contatto con la focaccia, date un bel giro d’olio, un pochino di sale grosso, io non amo i cibi molto salati, e lasciate lievitare ancora circa 30 minuti.

Nel frattempo accendete il forno a 220° e lasciate che si scaldi bene.

Passata una mezz’ora infornate le focacce, e fate cuocere il tempo che diventino belle colorate in superficie.

Aspettate a mangiarle perche’ i pomodorini sono pericolosissimi quando sono roventi!!! Vi ricordate Fantozzi?


2° Corso di panificazione

Con un po’ di ritardo, dovuto all’ennesimo incavolamento per la cucina che non e’ ancora terminata grazie alla preparazione e alla bravura di una ditta come Brianza Arreda (ps: siamo a 10 mesi da quando ho firmato il contratto), stasera che ho un po’ di tempo libero finalmente riesco a dedicarmi un po’ al mio blog, poverino, che da circa un mese e’ orfano di miei post!

Io a moroso abbiamo partecipato per la seconda volta al corso di cucina e panificazione di Paoletta e Adriano. Ci siamo cosi’ divertiti la prima volta che appena saputo che i due erano nel raggio dei 100 km subito ci siamo iscritti!

Il corso prevedeva la preparazione dei croissant, ottimo ripasso per rifarli ancora meglio a casa, e la preparazione della pizza in teglia, e visto che mi e’ arrivato quel po-po di forno da 90 cm era l’ideale per imparare una volta per tutte come si fa un pizza coi fiocchi (non di patate eh).

Il corso si e’ svolto a casa del gentilissimo Valeriano, che ci ha oltre che ospitato, anche preparato un ottimo pranzo, con un risotto che al solo pensiero mi ripartono le papille gustative e aumenta la salivazione, accompagnato da formaggio e salumi, e una spettacolare focaccia…sarei andata al corso solo per questo motivo!

A parte gli scherzi, come al solito appena iscritti io gia’ saltellavo dalla gioia, perche’ non c’e’ vacanza, non c’e’ weekend, non c’e’ centro benessere che mi rilassa come impastare e stare con gente che adora cucina. Devo anche dire che la compagnia e’ stata buona, non come al corso passato di Milano, ma credo che li ci sia stata una botta di sedere che ha fatto trovare sotto lo stesso tetto un gruppo di simpatici all’ennesima potenza.

Il caldo era molto, ma e’ stato bello poter impastare all’aria aperta, anche se a volte le mosche erano un po’ fastidiose…e qualcuno ha anche consigliato di inserirle nelle briosche come canditi!

Paoletta e’ stata molto professionale, carina e gentile, sempre di corsa tra tavolo forno vassoi briosche che lievitavano troppo per il caldo e corri e corri la…poveretta certo che ci vorrebbe proprio un bel premio per la pazienza!

Ora spero che ci sia pure un terso corso, perche’ ormai e’ diventata un’abitudine, un po’ per non dimenticare cio’ che si e’ fatto nel corso precedente, un po’ per ritrovare amici e conoscere gente nuova!

Io non ho fatto che ridere dall’inizio alla fine, e una cosa che mi e’ rimasta impressa della giornata e’ il ritorno: guardare nei campi e vederci la luna che rifletteva nell’acqua delle risaie.

 

 


I croissant sfogliati

Era ora che li facessi eh!!! Eh si ho fatto il corso il 4-5 dicembre e continuavo a dirmi: quando attacco il forno li faccio! Se…aspetta e spera!!!

Se qualcuno si e’ chiesto: cosa aspetta ad attaccarlo? Ecco qui la risposta!

Quindi se veramente aspetto che mi completino la cucina campa cavallo che faccio prima a diventare papa! Come solito prendo in prestito il forno dei miei, che e’ piccolo e ha almeno 20 anni, pero’ poverino funziona ancora nonostante l’eta’.

Questo croissant come dicevo ho imparato a farli al Corso di panificazione di Paoletta e Adriano, e ho provato a farli a casa.

I risultati sono stati ottimi, anche se si sentiva troppo il burro, a qualcuno piace, ad altri no, tipo me, quindi la prossima volta cambio marca, per il resto posso dire che era piu’ buoni il giorno dopo, raffreddati bene!

Il procedimento e’ lungo, soprattutto adesso che arriva il caldo…beh si e’ gia’ arrivato, e quindi c’e’ da fare continuamente dentro e fuori dal frigo, la pasta non noi, magari!

Vi metto anche l’elenco delle cose che serve, perche’ secondo me sono importanti quanto gli ingredienti, visto che senza di loro non si puo’ fare:

- impastatrice o planetaria per preparare il primo impasto

- un mattarello di legno

- un piano di lavoro in legno

- una paletta per tagliare o un coltello lungo liscio

- pellicola trasparente

- un vassoietto (vanno bene anche quelli in cartone dei pasticcini o di plastica)

- Carta forno due fogli

Questi gli ingredienti che sono simili a quelli di Paoletta, essendo una sua ricetta, ma li ho modificati un po’!

Croissant sfogliati (circa 8)

Prima parte:

- 120 gr di acqua

- 120 gr di latte

- un panetto di lievito (25 gr)

- 260 gr di farina manitoba

- 200 gr di farina 00

- 130 gr di farina 0

- 1 uovo

- 90 gr di zucchero

- 8 gr di sale

- scorza grattuggiata di un arancia

- un cucchiaino di estratto di vaniglia

- 30 gr di burro

Mettere l’acqua e il latte in una tazza e scioglierci il lievito sbriciolato. Travasare nella ciotola dell’impastatrice e avviate a velocita’ bassa. Aggiungete poca farina per volta, lasciandone da parte circa 50 gr.  Appena si forma l’impasto, unire l’uovo, lo zucchero e il sale e fare formare bene l’impasto, poi aggiungere i 50 gr di farina messi da parte. Quando si e’ tutto incorporato aggiungere il burro, la scorza di arancia e l’estratto di vaniglia.  Quando l’impasto si e’ formato, formare un rettangolo, metterlo sul vassoietto e coprire con pellicola, mettere in frigo per almeno un ora.

Seconda parte:

- 290 gr di burro morbido

Togliete dal frigo il panetto e stendetelo col mattarello per formare un rettangolo di40x20 circa.

Prendete i due fogli di carta forno, in mezzo metteteci il burro e picchiate col mattarello per appiattirlo in un rettangolo abbastanza perfetto che copra 2/3 del rettangolo di pasta.

Con delicatezza mettete il burro sulla pasta, coprendo 2/3 verso il basso, poi sovrapponete il terzo di impasto al secondo terzo, e il terzo sul secondo, formando un altro panetto rettangolare.

Rimettetelo sul vassoietto, coprite con pellicola e rimettete in frigo per 40 minuti.

Passato questo tempo togliete, appiattite delicatamente, il burro non deve uscire dall’impasto, stendete ancora della misura e piegate, rifate questo passaggio ancora una volta…o quante volte volete!

Dopo le operazioni di piegatura e dopo aver passato ancora in frigo il panetto, riprendetelo e stendetelo a 7 mm di spessore circa, un bel rettangolo, tagliate i bordi perche’ il rettangolo deve essere perfetto.

I bordi metteteli da parte perche’ potete farci delle treccine, senza schiacciare troppo l’impasto.

Ora prendete il rettangolo di pasta, tagliateci dei rettangoli isosceli, con base di circa 10 cm, andate un po’ ad occhio, dal panetto dovreste ricavarne almeno 7-8, devono avere gli altri due lati molto lunghi.

Ora prendete ogni triangolo e mettete il lato corto verso di voi con la punta verso il centro del tavolo. Incidete un taglio in mezzo al lato corto di circa un cm, poi allargate un po’ le punte e tirando leggermente l’impasto arrotolate tenendo la punta finale verso il sotto del croissant, piegate leggermente i lati e appoggiate i croissant sulla carta forno sulla teglia del forno.

Fateli tutti cosi’, disponeteli lasciando 10 cm di spazio almeno tra uno e l’altro, perche’ poi di gonfiano molto. formate anche le treccine e disponete sulla teglia anche quelle.

Coprite le teglie con la pellicola trasparente e lasciate lievitare i croissant, a me ci sono volute un paio di ore, ma fa caldo, in inverno ci vuole piu’ tempo, almeno una mezz’ora o ora.

Quando manca poco accendete il forno a 200°

Terza parte:

- 1 uovo

- zucchero semolato.

Sbattete l’uovo e pennellate i croissant, spolverateli di zucchero e infilateli in forno, nella  parte media, per 15 minuti o almeno fin che non sono belli dorati.

Io ho dovuto fare due infornate, perche’ mi ci stavano 5 croissant su ogni teglia.

Metteteli a raffreddare su una grata o un tagliere di legno.

Io consiglio di aspettare a mangiarli, anche se il profumo in casa e’ molto violento e non ti da scampo, ma io i apprezzo molto di piu’ il giorno dopo!



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